Ore 16:40. Stazione Centrale di Palermo: ora e luogo preferiti di questa lunga giornata. Alle 16:40 dalla Stazione Centrale parte l’autobus verso casa.
Lentamente il vecchio mezzo dell’AST mi porterà a casa. Per fortuna lentamente, perchè in questa ora scarsa avrò il tempo di schiacciare un salutare riposino.
Salgo, mi siedo, reclino giusto un pò il sedile (anche se il mezzo è vecchio, di quelli ancora blu AST, le sue poltrone conservano ancora questa caratteristica), testa all’indietro appoggiata per favorire in fase di espirazione uno sbuffo d’aria accompagnato dallo schiocco delle labbra. Onomatopeicamente un ppuu.
Ma tutto questo svanisce, non si realizza e la lunga giornata passata davanti ad un computer tra data base, script in java, web, iperdocumenti con hyperlink continua.
Ed è proprio da questi ultimi che voglio iniziare. Si perchè questi link, tra un documento ed un altro, tra un argomento ed un altro continuano sul bus.
Davanti a me una graziosa ragazza, a destra sempre davanti un non grazioso ragazzo, nella fila accanto alla mia due giovani anziani. E si comincia.
Si comincia dal racconto della ragazza: un paio di giorni fa è stata quasi assalita da un tale arrabbiatissimo perchè, secondo Lui, la ragazza aveva dato un’informazione sbagliata ad un altro tizio. Contrariamente a quanto sostenuto dalla ragazza, il tale arrabbiatissimo sostiene che l’Università si trova lontanissima dalla Stazione Centrale. La ragazza sostenendo che percorre la strada a piedi, si incammina e, infatti, arriva prima del tale a cui aveva dato le informazioni, che arriva dopo di Lei a bordo di un taxi guidato dal tizio che aveva assalito la ragazza alla Stazione. Sei proprio scemo, dice la ragazza al tizio, Ti sei fatto fregare dodici euro.
Fine della banalissima storia e forse posso tornare al pisolino. No assolutamente.
Dalla banalissima storia raccontata si arriva al referendum del 2013: per tale data ho appreso che gli scozzesi voteranno per l’indipendenza dall’Inghilterra.
Ma il volo pindarico scatenato dalla storia del tassista imbroglione, per arrivare in Scozia passa per l’isola di Mann, non disdegnando la Lettonia (chiamata Tettonia dal non grazioso ragazzo),l’Estonia e la Lituania.
Ma altri link mentali si scatenano: ma non sono banalissime frasi fatte del tipo “non ci sono più mezze stagioni”, “il grande problema di Palermo, il traffico”, e via così.
Sono link che toccano Valentino Picone (siamo a Misilmeri mentre si attiva questo link!), i Synphonix, i DreamTheatre, e i nostrani Sugar Free di Catania.
Sono link che toccano Zurigo, Talin, Ficarazzi.
Da un discorso all’altro. Come da un link all’altro che spesso ci portano sul Web a strade sbagliate. Quasi come schegge impazzite. No non potrò più schiacciare il pisolino.
Ne approfitto per contestualizzare e riflettere su queste schegge impazzite.
Perchè abbiamo la necessità di parlare sempre ? Perchè, con tutto rispetto per i 1.200 - 1.300 cc di materia grigia dei miei compagni di viaggio (si proprio quelli che non mi hanno fatto dormire), si parla per il gusto di parlare ? Perchè spesso il “parlare” è fine a se stesso ?
Forse per attirare l’attenzione degli altri su di noi ? Per pavoneggiarci ? Perchè spesso non riusciamo a tenere le fila del discorso e ci perdiamo in tanti link. Passiamo da un argomento ad un altro, senza una logica.
E perchè tutto questo accade frequentemente in luoghi pubblici dove spesso ci sono più ascoltatori ? Ho notato, infatti, che quando il consesso è limitato ad una cerchia di amici, di conoscenti il discorso fila: se si parla di calcio si parlerà solo di calcio e non si parlerà mai di tennis.
Dunque, è come se il nostro cervello si comportasse come il WEB: da un posto ad un altro, da un argomento ad un altro, prescindendo dalla semantica. Se fai click sulla parola “cane”, si ha la concreta possibilità di passare da un sito che parlerà di graziosi cuccioli, ad un altro che parlerà di pistole indicando le altissime prestazioni del “cane” della pistola. Proprio come i miei compagni di viaggio: tassista,taxi, Londra, Regina, Scozia, isola di Mann, Trinacria e quindi di nuovo in Sicilia.
Poichè sono sicuro che i miei compagni di viaggio non soffrono di alcuna sindrome “strana” (mi sembravano persone normali e anche simaptiche) vorrei trovare le parole per rispondere alle mie tante domande, ma siccome oggi pomeriggio non ho schiacciato il mio pisolino, vado a letto, lasciando a Voi l’incombenza di trovarle.

