Un “pezzo” di letteratura antica conserva sempre il suo fascino, ed è molto suggestivo confrontarla con i tempi attuali, ma non altrettanto “convincente” è il suo effetto, o per meglio dire, l’effetto della sua applicazione ai giorni nostri. Con tutto l’amore che ho per i classici, in casi del genere, questo amore, non si traduce in assenza di “criticità”.
Tutte le idee hanno la loro importanza se rapportate al loro tempo (storicità). La Democrazia di Pericle, il patriottismo di Garibaldi e Mazzini, le “fissazioni” di Freud, l’antifascismo dei Padri Costituenti, ecc., hanno avuto un senso in relazione al tempo in cui si sono sviluppate e “accese”. Ma non per questo si debbano ritenere valide allo stesso modo, l’idea dei Padani e le “nostalgie” che risorgono a varie latitudini e in vari momenti: sono “espressioni” stupide, anacronistiche e deleterie. Come paradossalmente e per questa “funzionalità storica”, sarebbe molto più significativo e “salutare” uno schiaffo ai nostri “irrecuperabili” figli, di quanto non lo fosse al tempo dei nostri padri; come la bistrattata “follia” sessuale di Freud, se ci guardiamo dieci minuti di TV, sembra avere maggior riscontro e motivazione oggi, di quanto non ne avesse ai suoi giorni.
Ma se tutto questo esiste, lo dobbiamo proprio a quell’antica idea di democrazia: l’anti-democrazia è il suo primo e meglio custodito prodotto! Una democrazia, quella ateniese, che si rivolgeva, e non è un fatto trascurabile, a una città (paragonabile all’odierna Siracusa) di un mondo ancora molto piccolo; una democrazia che ammetteva l'imperialismo, escludeva le donne, gli stranieri e gli schiavi (esistevano gli schiavi ed era un diritto tutelato possederli!), e che fra l’altro resisteva anche grazie a vari e puntuali interventi della “spregiudicata” Sparta (un po’ come la “condizione pacifica” dell’Occidente durante la minaccia Sovietica). E mentre tutto si evolveva, perfino le guerre e le dittature, con tutto ciò che minaccia da sempre la democrazia, la democrazia è rimasta immobile e immobilizzata, con i suoi pregi e difetti, incapace di fronteggiare i nuovi modelli di “minaccia”.
L’errore più grande è stato quello di ritenere la democrazia un “monolite” al quale guardare con riverenza e senza l’ombra di una critica. E se siamo a questo punto, se abbiamo queste maggioranze e queste opposizioni, internet e blog incontrollati, il Grande Fratello e l’Isola dei Famosi, gossip e arene politico-giornalistiche, lo dobbiamo a questa democrazia inadeguata, nel bene e nel male, che non è cresciuta al passo con i tempi, come non lo è, in parte, la nostra Costituzione, i partiti del dopo “muro di Berlino”, rispetto ai problemi e alle nuove culture che si stanno affacciando sull’Occidente.
Si dice spesso della democrazia che non sia stata un’invenzione perfetta, ma che sia l’unica praticabile. Anche la prima bicicletta è stata una meravigliosa invenzione: ma se non avessero modificato il “rapporto” tra quelle due ruote “comiche”, si sarebbe rivelata una scemenza disastrosa! Per far funzionare le cose, non basta ingrandire o rimpicciolire in modo esponenziale i suoi “accessori”, bisogna renderli “funzionali” al compito da svolgere.
Quello a cui stiamo assistendo, per nostra fortuna e disgrazia di altri, non è (ancora) la fine della nostra amata “imperfetta” democrazia, colma delle stesse contraddizioni di quella ateniese: è solo la sua disfatta terminale, la peggiore conseguenza della sua inadeguatezza e mancata “preveggenza”. Ma se non si penserà a un diverso modello di regole che guardi alla storia, la sua sconfitta sarà inevitabile.
