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Notizie Storiche sulla Banda di Villafrati Stampa la pagina Stampa la pagina

La banda musicale di Villafrati ha un cuore antico, una storia piuttosto travagliata ma indubbiamente gloriosa. Nasce in epoca borbonica come istituzione paramilitare per divenire, a partire dal 1880. stru­mento a larga partecipazione popolare, destinato a scandire i momenti più significativi del tormentato processo di riscatto dei vinti della storia.

La prima notizia storica che ne attesta inconfutabilmente l'esistenza la ricaviamo da un documento del 22 luglio 1854 conservato presso l'Archivio di Stato di Palermo ( Real Segreteria - Polizia, b. 968). Si tratta di una bre v e nota della Luogotenenza Generale del Regno a firma dello "Ufficiale di cari­ co" Benedetto Sommariva. Essa recita testualmente: "Ai bandisti della Guardia Urbana di Termini e Villafrati viene rilasciato il permesso di asporta­ re la sciaboletta in tutto il distretto di Termini, e ciò per mezzo della patente di Guardia Urbana". E si noti che in un inventario dello stesso Archivio, quel­ lo che rinvia al documento testè citato, si parla esplicitamente di "Banda musicale di Villafrati.

Dunque, almeno nel 1854, Villafrati aveva un proprio complesso ban­ distico, se così si poteva definire un piccolo numero di musicanti della Guardia Urbana (corpo volontario di giovani del luogo, adatti alle armi e inca­ricati dalle autorità borboniche di mantenere l'ordine in paese); essi avevano in dotazione un lungo fucile con la baionetta sempre innestata e un "can g iaro no", forse la stessa sciaboletta che, in quanto musicanti, la Luogotenenza Generale ora autorizzava ad "asportare", vale a dire portare fuori dal territo­ rio comunale e per tutto il distretto di Termini. Ma, se la banda musicale vil­ lafratese nel 1854 otteneva tale autorizzazione, a quella data si era indubbia­ mente fatta conoscere ed apprezzare quanto meno nei paesi vicini.

Rimane però da stabilire la data esatta della sua nascita. Certo, non esi­ steva quando il paese era sotto la dominazione feudale dei Filangeri, tant ' è vero che alla festa della Trinità del 1799, cui pure partecipò la famiglia al completo del Principe di Mirto e lo stesso Ferdinando IV di Borbone, detto il Re Nasone per via del suo appariscente naso, il programma dei festeggiamenti non andò oltre la corsa dei cavalli, le solite "masculiate", ancorché più rumo­ rose, e le scampanate a distesa, oltre alle funzioni religiose, s'intende. Un atto notarile ci segnala che la festa dell'Immacolata del 1812 fu celebrata con maggiore solennità del solito, un'assordante sarabanda di "soni, maschi e tambu­ri". Ora, "soni" potrebbe far pensare alla presenza di una banda, non importa se locale o forestiera. Ma è alquanto difficile che fosse così, ove si pensi che alla festa grande di giugno, con tutto il fervore che comportava il passaggio dal feudalesimo alla nuova costituzione, i "deputati" della SS. Trinità non erano riusciti ad innovare altrimenti l'apparato festivo tradizionale se non organizzando una non meglio precisata "corsa dei bastasi" cioè dei facchini, allietata però, come sempre, dalla presenza di Giuseppe Antonio Filangeri, Principe di Mirto, Conte di San Marco.

Per farla breve, se i documenti indagati non ci permettono di stabilire con esattezza il giorno natale del complesso bandistico villafratese, sappiamo per certo che la prima banda che esordì nella zona fu quella di Ciminna: A cominciare dal 1820 essa cominciò ad avvalersi anche del contributo di musi­ canti forestieri. Non è escluso che qualcuno fosse di Villafrati e non solo per la vicinanza geografica dei due centri, ma soprattutto perché il nostro paese, costruito in forza di una licenza regia del 1 aprile 1602, cominciò ad assumere dignità comunale a metà del Settecento quando vi si stabilirono non poche famiglie ciminnesi, artigiani e contadini enfeteuti di lotti del feudo Capezzana, comprensivo delle contrade Ceuso, Montagnola, Favarotta, Giardinello e Zotta Dell'Olmo. Per avere idea di questo fenomeno immigratorio, basti ricordare che nell'Ottocento molti dei Villafratesi che contavano e persino alcuni sinda­ ci avevano ancora legami e interessi economici a Ciminna. Non è quindi azzardato ipotizzare che la stessa banda musicale di Villafrati possa esser nata per emulazione del più antico complesso bandistico ciminnese.

La circostanza, poi, che i primi "bandisti" erano anche Guardie Urbane conferma ulteriormente la nostra tesi: le guardie urbane erano, sì, nominate dall'Intendente della Provincia (carica corrispondente a quella del- l' attuale Prefetto), ma su segnalazione del Sindaco. Al municipio venivano abilitate alla funzione, non senza però aver prima giurato, con la mano aperta sul Vangelo, fedeltà alla dinastia Borbonica.

Si comprende perciò perché della banda musicale di Villafrati nel 1856 non facesse parte un trombettiere d'eccezione che pure risiedeva in paese, il seggiaro mastro Piddu Stassi, oriundo di Piana dei Greci e già "trom­ ba della rivoluzione del 1848". Anzi, quella fatidica domenica di novembre 1856, quando di buon mattino mastro Piddu fu avvertito, nella sua casa terra­ na villafratese, che il mazziniano barone Francesco Bentivegna aveva invaso il paese alla testa di un centinaio di uomini che poco prima avevano disarma­to una ventina di Guardie Urbane, da rivoluzionario nato non si fece pregare a rispolverare la gloriosa tromba e dar fiato alla speranza di quanti gridavano: viva la libertà!. Quella rivolta fini tragicamente, con più di venti condanne a morte di cui due, quelle di Bentivegna e Spinuzza eseguite. Mastro Piddu non subì conseguenze gravi, se paragonate a quelle del Quarantotto che gli erano costate alcuni mesi con una palla di piombo al piede nel bagno penale di Nisida. Ma non finì qui l'impegno rivoluzionario del seggiaro: fu con Garibaldi alla presa di Palermo e ad Aspromonte, partecipò alla sommossa del settembre 1866 col risultato di beccarsi 20 anni di lavori forzati. Mori con un tumore alla lingua per il troppo suonare, ma non fece mai parte della banda musicale di Villafrati.

Dopo l'unità d'Italia fu sciolta la Guardia Urbana e sulle sue ceneri si costituì la Guardia Nazionale (formata dagli stessi ceti che avevano parteg­giato per il Borbone), la quale non mancava certo di elementi che sapessero suonare la tromba, il tamburo o i piatti d'ottone, che in Sicilia avevano fatto la loro comparsa nella seconda metà del Settecento insieme al reggimento degli Svizzeri di Jauk. Comunque sia, bravi o asini che fossero, i primi musi­ canti di Villafrati suonavano tutti ad orecchio; nessuno aveva frequentato il Conservatorio, non uno solo sapeva leggere il pentagramma. Eppure cono­ scevano a memoria i principali passi delle opere di Bellini e di Rossini e, suc­ cessivamente, anche di Giuseppe Verdi, dandone ampia dimostrazione duran­ te le feste patronali.

Una vera e propria direzione artistica, la banda di Villafrati comin­ ciò ad averla a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso. Ad associarsi alla banda ormai erano anche contadini che avevano imparato a leggere e scri­vere, vuoi per poter corrispondere con la famiglia durante il servizio milita-re obbligatorio, vuoi perché cominciarono proprio allora le prime ondate migratorie verso l'America e chi era costretto a lasciare la terra natia face­ va salti mortali per mettersi in condizione di comunicare con le persone care rimaste in paese. Ciò facilitò anche l'insegnamento delle note musicali e del solfeggio. Ma gli anni Ottanta segnarono anche il risveglio della coscienza popolare: fu tutto un fiorire di iniziative associative di natura religiosa. Nacquero due nuove congregazioni religiose: quella del SS. Crocifisso nella quale si riconoscevano g li stessi ceti che avevano espresso la Guardia Urbana e la Guardia Nazionale ; e quella di San Giuseppe composta essen­zialmente di contadini. All'origine di questo risveglio associativo c'era il prepotente bisogno di assicurarsi la sepoltura nel cimitero che si costruì proprio in quegli anni. Ma non furono solo le congregazioni religiose ad aggregare il popolo di Villafrati negli anni Ottanta dell'Ottocento. Si costi­ tuì anche una società di mutuo soccorso cui aderirono artigiani e contadini che avevano lasciato da poco la zappa per prestare la loro opera nel cantie­re che stava costruendo la ferrovia Palermo-Corleone. A vivacizzare ulte­ riormente la situazione contribuì non poco l' amministrazione comunale dal cui bilancio si prelevavano i mezzi per pagare il direttore. Per farla breve. nel volger di poco tempo a Villafrati si creò un clima di tensione che finì per appesantire i rapporti all'interno della banda musicale, fino al punto di ren­derla ingovernabile.

Fu perciò giocoforza per i "galantuomini" che reggevano le sorti del comune affidarne la direzione all'ingegnere Gaetano Mondino, ex picciotto garibaldino, insignito di medaglia commemorativa del Sessanta, e personag­ gio assai amato dal popolo. Ma nel più bello Mondino si ammalò e per di più venne ai ferri corti col sindaco Domenico Traina, che pure era suo parente acquisito. Si dimise. E l'amministrazione comunale provò a nominare a tam­ buro battente un altro direttore, col risultato però di far levare forte e indigna ta la protesta dei musicanti. Fu perciò costretta a pregare Mondino di ripren dere il suo posto. Questi accettò; ma pretese un voto unanime del consiglio comunale che impegnava il sindaco a non ingerirsi per nessuna ragione al mondo negli affari del corpo musicale. Ma pochi mesi dopo, l' 11 marzo 1885, il popolare direttore si congedò dal mondo. Si aprì così un nuovo capitolo della storia della banda musicale villafratese, divenuta oramai istituzione a forte impronta popolare.

Il 16 agosto 1886 l 'intero popolo di Villafrati, con il sindaco e l'arci­ prete in testa, si accodò alla banda musicale per andare a dare un caloroso ben­ venuto al primo treno che arrivò sbuffando alla stazione, col tricolore spiega­ to e tanti fiori, dal quale scesero il prefetto, il questore, l'intera deputazione provinciale, i parlamentari di tutto il Palermitano, eleganti gentildonne e i più bei nomi dell'aristocrazia siciliana. Allo scalo Villafrati- Cefalà Diana la banda si recava molto spesso nei decenni a cavallo tra l'Ottocento e il Nove­ cento: per ricevere e riaccompagnarvi autorità d'ogni sorta, il cardinale e diri­ genti carismatici dei Fasci dei Lavoratori. Vi accolse e riac­compagnò Bernardi­no Verro, presidente del Fascio di Corleo­ne, i rappresentanti della "Cassa Princi­pale di Palermo", e i delegati del Con­ gresso Cattolico che si tenne il 29 maggio 1904 nei locali del Teatro San Marco di Villafrati. Suonò più volte insieme ad altre bande e fanfare di leghe contadine.

Aveva però due anime la banda musicale di Villafrati: una conservatrice s ostenuta dai "galantuomini" che, per l'iniquo sistema elettorale, controllavano il comune, e una progressista, espressa dai contadini che fluttuavano dal socialismo al cattoli­cesimo senza tuttavia mai smettere d'invocare all'unisono lavoro e giustizia sociale. Le due fazioni entrarono in conflitto insanabile nel 1903. L 'anno appresso un gruppo di musicanti di estrazione popolare si stacco dalla banda municipale diretta dal maestro Giovanni Tantillo per dar vita a un nuovo com­ plesso bandistico che affidarono alle cure del maestro Novazzi, già direttore della banda di Caccamo, e idealista al punto di scegliere di associare il pro­prio destino di uomo e di artista alla sorte della Lega Cattolica di Villafrati e alla capacità contributiva dei contadini che la finanziavano.

L'attenzione dei Villafratesi si polarizzo allora sulle due bande musi­cali che cominciarono a gareggiare accanitamente in iniziative di accaparra­ mento dei nuovi aspiranti suonatori e prove di forza incomprensibili a chi non sapesse leggervi i risvolti sociali. In questo clima il 20 novembre 1904, festa della Madonna del Lume, accadde persino che davanti la Chiesa Madre le due bande intuonassero simultaneamente due marce diverse, sotto gli occhi atter­riti delle forze dell'ordine per le quali " per misura di prudenza e non dispo­ nendo di forze sufficienti fu d'uopo lasciar correre la china: finchè non si ritirò la banda municipale. Né poteva essere diversamente. La ressa dei soci della lega si faceva fittissima nella piazza, pronta ad ogni disordine", mali­gnava il sindaco.

I disordini purtroppo scoppiarono: pochi mesi dopo, il 19 marzo 1905, quando recatasi a Bolognetta per suonare a gloria di San Giuseppe, i musi­ canti della Lega Cattolica furono costretti a tornarsene con le pive nel sacco, per il rifiuto opposto all'ultimo momento dal prefetto, dietro sollecitazioni del sindaco di Villafrati. Ma non fu tanto questo a far saltare i nervi ai reduci di Bolognetta, quanto la baia che tentarono di fargli davanti alla stazione gli smargiassi della banda municipale, taluni dei quali erano notoriamente in odore di mafia. Fu

perciò sufficiente

che il trombettiere Pietro Mallia suonas­se la carica, perché accorresse allo scalo ferroviario tutta Villafrati: uomini, donne, vecchi e bambini, armati taluni di falci e randelli, pronti a farla finita con i prepotenti. Volarono botte da orbi, furono feriti persino il delegato di polizia e il maresciallo comandante la stazione dei carabinieri; finirono in car- cere molti soci della Lega Cattolica, musicanti e semplici sostenitori. Si con­cluse così l'avventura della banda musicale del maestro Novazzi che tante speranze aveva acceso nei contadini affamati di terra e di giustizia. A giugno dell'anno successivo una delibera della giunta municipale istituiva un unico corpo musicale affidandone la direzione al maestro Tantillo. In esso conflui­ rono i suonatori dell'altra banda. La pacificazione fu ovviamente lenta, ma ci fu. E la banda divenne riferimento e motivo d'orgoglio per tutti i Villafratesi.

Nella sua lunga vita essa ha conosciuto non poche stagioni esaltanti, si è avvalsa di maestri davvero bravi, ancorchè mal pagati. Oltre che quelli già citati, si conserva la memoria di maestri come Sanfilippo, Schirò, Petralia e Brucoli. Quest'ultimo, pugliese fino al midollo, è diventato un personaggio tutto locale, capace di fare apprezzare le virtuose esecuzioni della sua banda in numerose piazze della Sicilia.

Partito Brucoli, la banda tacque per molti anni. Si sciolse anzi.... fin­ chè non fu rifondata, nel gennaio 1987, con la nuova denominazione "Associazione Musicale Vincenzo Bellini" e posta sotto la direzione artistica di una risorsa locale, Giuseppe Cannizzaro, di cui anche chi scrive ha potuto apprezzare la competenza nel lontano 1948, quando a otto anni frequentò le sue lezioni di musica e imparò a suonare il "genici", senza tuttavia riuscire ad esibirsi in pubblico, perché subito dopo la banda si sciolse.

Nell'ultimo biennio la direzione artistica del nuovo, anzi vecchissimo, complesso musicale villafratese è passata al maestro Giovanni Guttilla, diplo­ mato al Conservatorio V. Bellini di Palermo. Grazie alla sua guida intelligen­te e appassionata, il programma della banda spazia dalla musica sinfonica a quella moderna, rispondendo così alle più svariate esigenze di ascolto che vanno dall'anziano estimatore dei pezzi d'opera al giovane ascoltatore di colonne sonore.

Di recente la banda è stata prescelta per effettuare concerti per conto di diversi comuni, tra cui quello di Palermo, e della stessa Amministrazione Provinciale, riscuotendo sempre successo. Ha partecipato a raduni bandistici a Castronovo di Sicilia , Belmonte Mezzagno e il 1° maggio 1999 a Baucina.
Nel 1998, per iniziativa di Fortunato Marte, l'associazione musicale villafratese si è gemellata con la Pro-Loco di Cantalupo-Castelbuono di Bevagna (Perugia). Nell'agosto dello stesso anno, in occasione della festa del Patrono di Bevagna (il Beato Giacomo), il corpo musicale al completo con i suoi dirigenti e due rappresentanti dell'amministrazione comunale sono stati ospiti in Umbria della Pro-Loco gemella e delle associazioni di Bevagna. Ciò ha consentito ai nostri compaesani di offrire i cannoli siciliani a migliaia di cittadini di quella terra ospitale. In Umbria le esibizioni musicali della banda villafratese sono state molto apprezzate, a giudicare da quanto hanno scritto i quotidiani regionali e dall'affetto di cui sono stato circondati i ragazzi della nostra banda. Particolarmente toccante è stato l'incontro con i terremotati di Annifo ai quali i Villafratesi hanno voluto portare un modesto ma concreto segno di solidarietà. C'era tutta la piccola comunità, commossa e piena d'am­mirazione; c'erano le autorità locali al completo, c'era la banda locale che accoglieva calorosamente i fratelli siciliani, in mezzo a tanta gente che applaudiva. Tutto questo il maestro e i dirigenti dell'associazione villafratese l'hanno puntualmente raccontato non senza un pizzico di orgoglio, alla comu­ nità e agli oltre quaranta allievi della scuola musicale.

Che dire di più? Ad altri l'onore e il privilegio di aggiungere nuove pagine a questa storia gloriosa e di lunga durata.

di Pippo Oddo

Si ringrazia Fortunato Marte per la fattiva collaborazione

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