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| Storia di Villafrati |
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Da fonti manoscritte e in particolare da un processo di investimento di Vincenzo De Spuches risulta che il nome Villafrari esiste già nel 1600, tra pubblicazioni si nota una notevole imprecisione nella denominazione del territorio: alcune volte si parla espressamente della Masseria o Terra (Feudo - Baronia) di Villarrati, altre volte si parla di Terra o di Paese di Clarastella.
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Era stata concessa la «licenza di fondazione» per il nuovo centro, da chiamarsi Clarastella nel 1602, ma sino al 1714 il centro Clarastella non contava abitanti poiché, come avverte lo storico Garufi, Clarastella, come altri paesi per i quali era srata concessa la «Licenria Populandi», non fu mai fondata. Il nome del paese di Villafrati non compare nel testo del Garufi che elenca i centri di |
nuova fondazione perchè dai successori del De Spuches, primo feudatario del Feudo «Di Li Menduli e Masseria denomi. In analogia alla storia di parecchi villaggi abbandonati che hanno lasciato il loro nome ad un Feudo con Masserìa nel Seicento, il quartiere «Casale» di Villafrati, potrebbe nascondere una preesistenza abitativa di età arabo-normanna, abbandonata tra il XIII e il XIV secolo. Si può ipotizzare una lenta trasformazione del centro rurale, abbandonato dopo la rivolta del villanaggio musulmano in Val dì Mazara, basato, su culture intensive, in Feudo a cultura estensiva, appartenente al Feudo del Castello di «Chifale» (Cefalà), descritto, al tempo di Re Ruggero, come «grazioso paese con un circondario che abbraccia un vasto territorio, ricco di poderi e di casali, di acque fluenti, abbondanti stagni e sconfinate distese di terra da seminare». Questa l'immagine del territorio dove sorgerà il centro di Villafrari. Quindi il quartiere Casale potrebbe essere stato edificato su una antica preesistenza, appartenente al Castello di Cefalà.
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Nel 1640 abbiamo notizia dell'esistenza di una Chiesa, ubicata presumibilmente nella «Masseria», dedicata nel 1671 a San Giuseppe, come testimoniano i registri degli atti di battesimo dell'Archivio storico della Parrocchia nuova di Villafrati, ma la sua esatta ubicazione non è rintracciabile, come del resto non è possibile localizzare i resti della stessa "Masseria" seicentesca cancellata dal successivo disegno urbano. |
L'impianto planimetrico di Villafrati risente del clima culturale dei secoli della colonizzazione: il tessuto viario presenta un taglio a scacchiera, poggiato sul terreno che ha notevoli dislivelli, le abitazioni sono raggruppate in stecche a schiera, disposte con tre orientamenti diversi che caratterizzano i tre quartieri: Castello, Casale e «Isola D'Immezzo». Le emergenze sono situate nei luoghi altimetricamente privilegiati dell'abitato: il prospetto della Chiesa Madre è rivolto verso Palermo, o meglio verso la Regia Trazzera che allora era l'unica via di comunicazione con Palermo. II fronte principale della Casa Baronale conclude, con effetto volutamente scenografico, la lunga spina dorsale del paese; la Piazza, che ha come fondali i prospetti delle due più significative emergenze architettoniche, ospita anche i lotti delle case più antiche. Sia il Castello che la Chiesa Madre risentono, nei propri caratteri tipologici e stilistici, del clima culturale della colonizzazione, anche se i modi e le forme sono estremamente semplificati. Ad esempio la Matrice è una interpretazione, assai ridimensionata e tardiva, del modello di edificio sacro più diffuso in tutti Ì paesi cattolici. Per la Casa Baronale (il Baglio) sembrano evidenti gli agganci con le Ville settecentesche palermitane, anche se qui l'edificio deve ottemperare al duplice compito di centro del potere civile e di dimora temporanea: un blocco stereometrico rustico, articolato da un'ampia terrazza, tutto il pendio del Corso San Marco fa da rampa scenografica alla severa costruzione.
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La data del primo rivelo risale al 1714, quando ancora non sono sorte le principali emergenze e il quartiere Castello, ma vi è comunque una presenza, seppure esigua, di abitanti. Questi rivelanti dichiararono di coltivare terre (vigneti, frutteto e seminativo) in località non precisate di Villafrati, ma posseggono le loro case a Baucina, Ciminna e Mezzojuso. |
Presumibilmente ancora non si era iniziata l'opera di urbanizzazione e di impianto del paese. Ciò ebbe inizio intorno alla seconda metà del 18° secolo (1750 circa), quando si impiantano le fabbriche del Castello e della Matrice e con esse il tracciato per il futuro tessuto urbano. Ancora fino al 1755, data del secondo rivelo, sono dichiarate poche case, dislocate nei tre quartieri. Dopo questo periodo i Filingeri, con Don Vincenzo Clemente, Barone, Conte e Principe, danno impulso edilizio al piccolo centro di Villafrati, creando edifici ed infrastrutture che prima non esistevano. Una lapide marmorea con iscrizione latina, già situata in Via del Ponte, dentro l'abitato di Villafrati (ora posta nel Palazzo Mirto di Via Merlo N. 2 a Palermo) ricordava ai passanti che quel ponte e il corso furono costruiti per munificenza diDon Bernardo Filingeri, Conte di San Marco, Principe di Mirto e Barone di Villafrati, padre di Don Giuseppe Antonio Filingeri, che fu Consigliere di Stato e Direttore Generale dei Ponti delle Strade del Regno (1793). L'espansione edilizia da lavoro per molti anni a centinaia di operai che usano le cave di pietra del luogo, ricavando rilevanti quantità, di gesso che viene trasportato, a dorso di asini, anche nei paesi vicini. Vincenzo Clemente Filingeri Cottone, investito dei poteri l'anno 1725, fa costruire la nuova Parrocchia dedicandola alla SS. Trinità e alla Beata Vergine Immacolata.
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L'edificio, iniziato nell'anno 1750, viene aperto al culto all'inizio del 1767, come risulta da una testimonianza trascritta nel registro (N. 12) dei battesimi di quell'anno. Esiste inoltre nei locali della Parrocchia una grande dipinto raffigurante Vincenzo Clemente Filingeri, alle spalle del quale si intravedono le fabbriche del Castello e della Chiesa. |
Il dipinto è opera del pittore Mariano Randazzo, figlio del grande pittore Filippo, da Nicosia, ed è datato 1772. A Giuseppe Antonio Filngeri, investito dei poteri l'anno 1804, alla morte del padre Bernardo Filingeri, già menzionato per avere sistemato la rete viaria del paese, succede l'unica figlia, Vittoria, la quale attua un antico desiderio del nonno Bernardo, l'edificazione del Collegio di Maria e della Chiesa annessa, dedicata alla Beata Vergine Addolorata.Il Collegio, iniziato intorno al 1860, opera dell'architetto Fiorelli, è stato recentemente abbattuto per costruire i nuovi locali della scuola media.
Villafraii confina con i Comuni di Bolognetta, Cefalà Diana, Baucina, Mezzojuso e Ciminna. Il paese oggi conta circa 3.500 abitanti.
Approfondimenti:
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