Villafrati.com
Home Page di Villafrati.com
Conosci
Interagisci
Proponi
Conosci, interagisci e proponi
Sei qui: Home >> Storia >> Relazione Storico-Urbanistica
Relazione Storico-Urbanistica Stampa la pagina Stampa la pagina

Villafrati dista dal capoluogo 34 Km circa e si trova sulle pendici orientali del monte Busambra, a m 475 sul livello del mare, sulla S.S PA-AG.

Confina con i seguenti comuni : a nord con Bolognetta , a sud con Mezzojuso e con Ciminna, ad est con Baucina, a ovest con Cefalà Diana e Marineo.

La superficie totale del suo territorio è di kmq 25, la superficie rurale ha 1546, coltivata ad uliveti, vigneti e culture cerealicole.

Da fonti manoscritte risulta che il nome Villafrati esiste già nel 1600, attribuendolo ad una masseria. Il 12 ottobre 1596, con atto del notaio Arcangelo Castania di Palermo , Don Vincenzo De Spuches, barone di amorosa, acquistò la masseria nominata "de Villafrades" dal marchese di Marineo.

Nel 1599 comprò dallo stesso marchese il vicino feudo di "Mulinazzo" e l'anno dopo il feudo di "Mendoli". Quando Vincenzo Spuches entrò in possesso dei nuovi feudi, quasi tutta la zona era pressoché abbandonata. Le terre del feudo Molinazzo erano quasi tutte incolte, tranne una parte dove crescevano olivastri.

Nel feudo Mendoli c'erano mulini e acque. Nella masseria di Villafrati c'erano case, fondachi, vigneti, giardini e frutteti. Dunque, pur all'interno di un'aria complessivamente abbandonata, il territorio destinato ad ospitare il costruendo villaggio non era deserto. In fondo il nome masseria si dava al caseggiato funzionale alla coltura cerealicola delle terre immediatamente vicine. Attorno alla masseria vi erano alcuni pagliari " generalmente costruiti in di frasca e paglia in forma conica, alcuni con la base di pietra a secco". Questi modesti ricoveri servivano per ospitare i contadini nel periodo in cui stavano in azienda e per la conservazione degli attrezzi di lavoro.

L'orto il vigneto e le altre colture arboree attestavano un'assidua e ininterrotta presenza dell'uomo da tempo immemorabile.

La prima presenza documentata è quella degli arabi che, proprio nel territorio villafratese opposero l'ultima resistenza a Federico II e vi trovarono in seguito rifugio costruendo un "casale" che oggi è il toponimo di un quartiere del paese.

Secondo un recente studio sulla storia dell'insediamento nella Sicilia medievale e moderna risulta che svevi si istallarono su un abitato precedente, bizantino , greco o siculo. Ciò potrebbe inquadrare storicamente il ritrovamento di reperti ( databili al III e IV secolo A.C) e di frammenti di ceramica smaltata di epoca araba, rinvenuti presso la località del centro che testimoniano un uso abitativo del territorio ancora anteriore ai normanni.

Nel 1602, Vincenzo Spuches, con lo scopo di promuovere lo sviluppo della cerealicoltura nella zona , ottenne la concessione della "licentia populandi", che gli permetteva di costruire un villaggio che si sarebbe dovuto chiamare " Chiarastella", dall'omonima montagna vicino al paese. Ma il nuovo paese, anziché su di una montagna, sorse, dopo più di un secolo , sulla regia trazzera che metteva in comunicazione Palermo con Agrigento. Il centro , quindi sorse come punto d'appoggio e di ristoro per i viandanti ; infatti, la zona dove oggi è situato il quartiere casale era ricca di fondachi funzionanti come alberghi e osterie.

Il primo discendente ed erede universale del barone Spuches, conte di San Marco che, in forza della licentia populandi esercitava una quasi sovranità nel villaggio che tramandò ai suoi eredi. Questi , sposatosi con Giovanna Lanza, che gli successe nell'anno 1624. Nel 1643 ebbe concesso anche il titolo di principe di Mirto che cumulò assieme a quello di conte di San Marco e barone di Mendoli e Villafrati .Sfruttando le sue alte cariche fece si che il villaggio iniziasse il suo lento sviluppo facendo costruire , verso il 1640, la chiesa di san giuseppe è il patrono di Villafrati.

Gli successe il figlio primogenito vincenzo Filangeri Cottone nel 1725. A lui si deve la spinta decisiva per far superare al villaggio le dimensioni di casale. Egli diede un ordinamento politico al paese affidando la giurisdizione amministrativa e fiscale ad un arrendatario che, in seguito , venne sostituito da un governatore che rappresentava l'altar ego del padrone e l'amministrazione civica a quattro giurati , che operavano in collaborazione con il governatore.

L'amministrazione della giustizia era affidata a funzionari scelti tra persone di fiducia del conte : vi erano due giudici, uno civile e uno penale che erano coadiuvati dal fiscale ( l'ordierno pubblico ministero), al cui servizio si mettevano le guardie dette compagni. Il fiscale collaborava con il capitano di giustizia che aveva il compito di mantenere l'ordine del paese con l'aiuto di bande armate assoldate per l'occorrenza.

Questi funzionari non mantenevano a lungo la loro carica per volere del conte.

Nel 1818 i quattro giurati di nomina baronale furono sostituiti dal decurionato ( attuale consiglio comunale), il sindaco, il primo , il secondo eletto.

Per attirare i contadini nel suo territorio, il conte concese ai coloni alcuni appezzamenti di terra in enfiteusi dietro il corrispettivo di un canone perpetuo.

l'opera di urbanizzazione e di impianto del paese ebbe inizio intorno alla metà del diciottesimo secolo ( 1750 circa ), ma sino al 1755 sono dichiarate pochissime case dislocate nei tre quartieri : Castello, Casale e " isola di Menzo" . Nel 1760 il paese contava complessivamente 162 case così dislocate: nel Casale 132, nel Castello 13, sparse 7. Quasi tutte le case erano di proprietà del conte che stipulava con i coloni contratti di affitto ed enfiteusi.

Sotto la sua giurisdizione furono edificate le più importanti emergenze del villaggio:

nel 1745 la chiesa di Sant' Antonio di Padova sul limite della regia trazzera;

nel 1750 la chiesa della S.S. Trinità ; ultimata e benedetta nell'anno 1765, rivolta verso la trazzera regia che allora era l'unica via di comunicazione con la capitale;

nella seconda metà del '700 il palazzo baronale, che conclude con effetto volutamente scenografico la lunga spina dorsale del paese, e il palazzo degli uffici sede dell'attuale municipio.

sempre in questo periodo si costruiscono le abitazioni intorno alla parrocchia e alla casa baronale, proprietà di quelle famiglie da cui venne fuori la borghesia cittadina che si affermò all'ombra dei privileggi baronali . Queste famiglie avevano espresso sacerdoti e artigiani esi erano trasferite a Villafrati a loro seguito, affermandosi come classe dirigente che, in poco tempo, monopolizzo quasi tutti gli spazi di potere gestazionali per circa due secoli . Da queste famiglie si selezionarono i medici , gli aromatai, gli agrimenzori, la burocrazia cittadina e i gestori di pubblici appalti .

L'espansione edilizia diede lavoro per molti anni a parecchi operai provenienti dai paesi limitrofi che si stabilirono definitivamente nel paese.

Da due censimenti fatti uno nel 1750 e l'altro nel 1760 risultano rispettivamente 319 e 626 anime.

Attorno al 1760 a Villafrati si registra lo sviluppo di attivitàn produttive diverse dall'agricoltura per una serie di fattori concomitanti : il dissodamento e il recupero produttivo di diverse decine di salme di terra promosse la produzione di strumenti agricoli ; la costruzione della Chiesa Madre stimolo' nuovi livelli di specializzazione professionale. Fra i mestieri che ricevettero maggiori impulso ci fù quello del fabbro ferraio, del falegname, del basolaio, del bottaio, del barbiere, del calzolaio, del sellaio, del sarto. L'attività artigianale che condizionò l'economia del nostro paese fino ai nostri giorni fu quella dei gessai che iniziarono un proficuo commercio con i paesi vicini data la natura calcarea delle serre che sovrastano il paese ( Capezzana ) .

Mentre gli artigiani e i gessai godono di una certa prosperità, i contadini, poichè gravati dai canoni di enfiteusi, vivevano in condizioni di grave disagio.

A Vincenzo Filangeri Cottone succede il nipote Bernardo filangeri nell'anno 1787. Personaggio certamente più influente dello stesso nonno che ricoprì un ruolo non indifferente nel governo civico di Palermo. Per molti anni fece parte del Senato e detenne dal 1789 al 1790 la carica di pretore che comportava l' esercizio di importanti funzioni. Durante la sua vita beneficò Villafrati arricchendolo di ponti e di strade e promosse benessere fra i cittadini procurando loro lavoro.

Il conte Bernardo fece costruire a proprie spese un ponte sul Pozzillo che collegava il Casale con il Castello, poichè un torrente attraversando la zona creava difficoltà nei collegamenti specialmente in inverno. A ricordo di ciò venne situata una lapide con iscrizione latina , oggi posta nel palazzo Mirtodi via Merlo a Palermo, che ricordava ai passanti che quel ponte e le strade erano state costruite per munificenza del conte Bernardo Filangeri . Sempre in questo periodo il conte fece costruire il Calvario a monte del quartiere Caasale definendo così la spina dorsale del corso, da cui si sviluppa l'impianto planimetrico di Villafrati : il tessuto viario presenta un taglio a scacchiera, poggiato sul terreno che ha notevoli dislivelli; le abitazioni sono raggruppate in stecche a schiera, disposte con tre orientamenti diversi che caratterizzano i tre quartieri, Castello, Casale e Isola di Menzo.

Dal censimento del 1798 il paese conta già 1496 anime.

Bernardo filangeri , prima di morire, aveva espresso la volontà di costruire a Villafrati un collegio di Maria, con annessa una chiesa. Il suo successore, Giuseppe Antonio Filangeri, disattese la disposizione testamentariea del padre e attuò una politica di beneficenza diretta ai cittadini villafratesi meno abbienti. nel 1865 la nipote di Bernardo, la contessa Vittoria, realizzo l'opera situandola nel quartiere Isola di Menzo, il cui prospetto da nel corso del paese.

In questo arco di tempo la popolazione subisce un notevole incremento, nel 1852 si contano 2364 anime.

Man mano che aumenta il numero degli abitanti le condizioni igieniche del paese andavano facendosi sempre più precarie, scarseggiava l'acqua potabile crescevano le discariche. Nell'anno 1837 l'incremento democrafico fu frenato dall'arrivo di una violenta epidemia di colera che seminò panico e provocò mortalità in tutti gli stati sociali del paese.

Anche la famiglia Filangeri fu colpita dall'epidemia : muoiono il marito Ignazio Lanza e il figlio di Pietro di cinque anni della contessaVittoria che vengono seppelliti nella matrice, nonostante il divieto governativo di seppellire i morti in chiesa e contro ogni norma igienica. A ricordo di ciò fu posta una lapide a destra dell'abside della chiesa Madre.

Durante il periodo più acuto del colera si era formato un cordone sanitario per impedire alla gente di entrare e di uscire dal paese . Le conseguenze furono incalcolabili.

Alla contessa Vittoria succede il figlio Giuseppe Antonio Lanza nel 1685. Con questi la proprietà passa ad una nuova famiglia che richiedeva a Villafrati per brevi periodi.

L'ultima discendente è morta nel 1988 estinguendo il casato.

Villafrati è interessato solo marginalmente alle lotte per l'unità d'Italia ma subisce gli effetti dell'opprimente politica fiscale;

persino l'imposta di ricchezza mobili che avrebbe dovuto colpire i grossi redditi, in praticaera pagata dai poveri, avendo Giuseppe Antonio Lanza dato le terre in affidato a gabbellotti sui quali scarico' la ricchezza mobile.

Questi ultimi inasprirono i rapporti con i borgesi e i braccianti .

Nel 1886 fu ultimata la costruzione della ferrovia Palermo - Corleone, con una stazione a Villafrati , con l'interessamento del contedi San Marco che era riuscito a far deviare il percorso ottenendo una stazione vicino ai suoi feudi.

La costruzione della ferrovia diede lavoro a molti operai , provenienti anche dai paesi vicini, reclutati tra contadini cheerano impegnati soltanto nel periodo del raccolto.

La rete ferroviaria rese più facile le comunicazioni con effetti anche negativi: sia i contadini che gli artigiani subirono la concorrenza esterna. Gli operai delle ferrovie, dopo aver conosciuto la sicurezza di un reddito meno aleatorio di quello agricolo o di attività marginali, ultimata la costruzione della ferrovia, si ritrovarono senza lavoro.

In questo contesto si svilupparono lo spirito associativo, la mutualità operaia, nonchè la formazione delle congregazioni religiose quali quelle del Crociofisso e di San Giuseppe.Questa presa di coscienza popolare alla fine dell'800 determinò la costituzione dei "fasci dei lavoratori" che si propose come fine quello di reclamare nuovi patti agrari, aumenti salariali, l'esobnero di alcune tasse. Vi fu una dura lotta che durò circa vent' anni, si arrivò agli inizi del nuovo secolo con una realtà ancora molto arretrata. Il fallimento delle lotte per i "patti agrari" ebbe come conseguenza un forte movimento emigratore, spesso clandestino, verso l'America.

Le due guerre mondiali portarono in Villafrati grande perdita di manodopera attiva e quindi miseria.

Durante la seconda guerra mondiale la miseria fu accentuata dall'arrivo degli "sfollati " che arrivarono dalla città così numerosi da essere più degli abitanti residenti .

Negli anni del boom economico italiano si registrò Villafrati un secondo flusso emigratorio, questa volta in Germania , in Svizzera , in Francia e nel nord Italia in conseguenza della nuova riforma agraria che avrebbe dovuto smembrare il feudo del conte e distribuire i "lotti" ai contadini. In effetti il conte San Marco in previsione della riforma e facendo forza sull'ignoranza dei suoi affituari, vendette molta parte dei suoi affituari, vendette molta parte del suo territorio costringendolo di grossi oneri di pagamento.

Non tutti i villafratesi ripararono con l'emigrazione. Molti trovarono lavoro nelle ditte metameccaniche che proprio in questo periodo si potenziarono in rapporto allo sviluppo tecnologico italiano.Questa si rivelò la soluzione migliore alla crisi occupazionale, infatti ancora oggi molta gente viene assorbita da queste ditte, tanto che buona parte dell'economia del paese si basa su questa attività.

Ultimamente molte persone si sono riversate nel terziario del capoluogo, facilmente raggiungibile.

Si registra anche una riduzione delle attività artigianali e un notevole incremento di quelle commerciali.Tutto ciò significa benessere che si riflette dagli anni settanta in poi nello sviluppo edilizio.

Vai su Segnala errori nella pagina



Iscriviti alla Newsletter per ricevere periodicamente tutte le novità su Villafrati.com (Puoi, in seguito, cancellarti quando desideri)
Iscriviti  
Cancellati 

Attività

Risoluzione Consigliata 1024x768 o superiore - Webmaster e Webdesign: Davide Pollaci - Termini e Condizioni d'uso