 Vitangelo Moscarda
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Era ora che mi facessi vivo (per quanto lo sia stato un po’ meno del solito, o di quanto la Natura conceda), e che inaugurassi il nuovo Sito; pur se questo mi ha impedito l’accesso. Spero che il mio argomento non sia passato di moda.
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Naufragi, terremoti, alluvioni. In qualunque di queste situazioni catastrofiche la natura umana adotta un comportamento non-razionale, non-programmato dalla ragione; anche se in un certo qual modo previsto dall’istinto. In ogni caso, l’eroismo e la viltà rispondono allo stesso meccanismo psicologico, con la differenza che in un caso prende una direzione, nell’altro, quella opposta. E il termine “opposto” non va inteso in senso etico, benché si presti quasi naturalmente a tale interpretazione, ma va inteso in senso propriamente geografico, nella geografia dei meccanismi mentali che stanno a monte dell’impulso ad agire. L’eroe e il vigliacco sono solo conseguenze di una scelta dell’istinto, secondo il programma di cui ci ha dotato la nostra natura. L’eroe e il vigliacco sono entrambi individui “esaltati”, “annebbiati”, “scioccati” dallo stesso stress originato dall’evento improvviso e imprevisto: entrambi sono un prodotto del panico.
Chi si lancia tra le fiamme, contro le pallottole sparate dal nemico, dentro le case che crollano, in mare aperto, per salvare vite umane, non è tanto più “normale” di chi scappa dall’altra parte, verso un riparo sicuro. Ma del resto, di fuggire, al “vigliacco”, glielo prescrive un altro istinto, l’istinto di conservazione di cui è altrettanto dotato per natura. L’istinto opposto, dovrei dire. L’eroe è comunque per certi aspetti, un “incosciente”. Positivo, ma pur sempre incosciente. Il vigliacco, ovvio, un “incosciente” negativo. Entrambi non si prendono cura degli altri, familiari compresi, perché al centro di quello stato di brivido, di delirio, d’incoscienza, se così si può dire, c’è solo il loro Io, l’ego scatenato che ha preso una direzione, quasi per caso, e che vuole portare fino in fondo la sua corsa. L’eroe si trova in uno stato di eccesso di altruismo che svaluta il proprio sé in modo del tutto antieconomico, dal punto di vista della natura. La natura ci dice, principalmente, di salvare la nostra, di vita, non quella degli altri; anche se sono previsti casi eccezionali di mamme di tutte le specie viventi, che si sacrificano per proteggere i propri piccoli. Ma questo è un “optional”. Il vigliacco, semplicemente, ne è sprovvisto.
Il comandante Schettino ha avuto la sfortuna di trovarsi dalla parte meno nobile della scelta effettuata dal suo istinto, altri, sono stati più fortunati. Non sta a noi giudicare che cosa la nostra mente più profonda decida di favorire o di bloccare. Ma, alla fine, siccome quell’istinto fa parte di noi, insieme alle scelte e alle sue conseguenze, non per questo Schettino ne esce perdonato o quantomeno giustificato. È e rimane lo sfortunato “prescelto” di questo ennesimo dramma mediatico, di questa fiction in diretta; che servirà almeno a dare pace, per qualche tempo, alle povere Sara, Yara, Melania, e le altre vittime della tivù.
Quello che ci suggerisce il senso comune, il sistema giudiziario, la legge morale, l’analisi dell’esperto, non sono e non possono essere la verità assoluta; ci dicono che qualcuno ha “sbagliato” e qualcun altro ha “indovinato”. Il perché, rimane un fatto relativo. Relativo alle coscienze dei protagonisti e degli increduli spettatori; relativo al codice penale, alla compagnia di assicurazioni, ai mezzi di comunicazione. E, soprattutto, relativo all’interesse che compete tanto ai neuroscienziati, quanto ai moralisti.
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