 Vitangelo Moscarda
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Nella cultura e politica italiane il fenomeno della mafia viene spesso additato per spiegare molte cose nel campo della vita economica e storica, purtroppo a volte per colmare lacune, coprire deficienze, trame oscure o eludere costumi imbarazzanti. Uno dei disastri che le viene attribuito è la disoccupazione: questa la tesi del solito convegno che periodicamente si tiene al Sud. Sarà in parte vero, ma in percentuale, quanto? Una giustificazione del genere, se ci pensiamo, fa comodo a molti, distoglie l’attenzione dai veri colpevoli: industriali avidi, potenti ambiziosi, partiti-azienda, governi-ombra, sindacati marci, interessi della globalità, politici inefficienti e scellerati, in testa.
Ma anche il Nord ha il suo “fenomeno”: gli extracomunitari: rapinatori, stupratori, criminali che ci tolgono il lavoro. E nei loro convegni si discute di avviare la futura società “multietnica”, di pluralismo culturale, di sicurezza, di giustizia. Argomenti molto in voga (ovviamente tutti sinonimi di “razzismo”) per spiegare e, soprattutto, affrontare emergenze con leggi che se proposte per le vie normali non passerebbero mai.
Direi che la mafia sta alla disoccupazione come il terrorismo di matrice araba sta alla religione Islamica. L’antimafia “culturale”, spicciola, sta alla lotta alla mafia come l’intervento di “pace” in Iraq sta alle armi di distruzione di massa che minacciavano l’Occidente. E, per completezza, le leggi sulla sicurezza e l’immigrazione in nome di una società migliore, stanno all’integrazione culturale come le catene al razzismo.
A ciascuno il suo Convegno. A voi le conclusioni.
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 peppino
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Forse anche tu, come il tuo omonimo, vivi di rendita perché hai ereditato una banca, oppure sei un pochino fuori dalla realtà, oppure Ti ricordi ancora dell’articolo di Leonardo Sciascia.
Disoccupazione e mafia
Direi che la disoccupazione è il bacino fertile di ogni mafia. Se è vero quello che dico, allora è pure vero che le mafie (di qualunque natura, anche quella politica e culturale non spicciola ma molto raffinata) in qualche modo diciamo favoriscono direttamente e indirettamente la disoccupazione. Vuoi un esempio ? Eccolo subito.
In uno dei tanti avvilenti direttivi provinciali del mio sindacato (per non fare nomi quello dei metalmeccanici e tra questi i più incavolati) ho sentito e visto piangere padri di famiglia cinquantenni perché licenziati: la loro azienda, che aveva preso lavori in sub-appalto licenzia per i costi eccessivi. Tra i costi indovina cosa c’è ? Le piccole aziende fanno a meno di tutto: costi per la sicurezza sul lavoro, costi legati allo straordinario, costi di investimento. Non possono fare a meno dei costi che evitino esplosioni di mezzi, necessari questi a completare la commessa
Antimafia culturale (spicciola)
Qual’è, secondo Te, perché non capisco, l’antimafia culturale spicciola ? Quella Tua quando hai scritto il post, quella mia mentre ti rispondo ? Quella di alcuni giornalisti, uomini politici e persone in genere impegnate che sono stati etichettati come dei "professionisti dell’antimafia" ? Alcuni di loro, credo, sono morti ammazzati e in maniera molto "spicciola".
Caro amico mio, per sdrammatizzare, il vero problema del Sud è il traffico !!
E’ sempre un piacere leggerti.
A presto
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 Vitangelo Moscarda
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Ahimè, non sono un archivio vivente: non conosco l’articolo in questione del grande Sciascia, sebbene ne abbia il penetrante sentore. Proprio Sciascia è uno dei pochi che si sia messo un po’ fuori della realtà per guardarla oggettivamente da “estraneo”, rendendosi conto che era truccata. E ne ha pagato anche il prezzo, come una rendita a perdere.
Io parlavo per non incorrere nella “non-notizia”, nel senso che volevo dare notizia di ciò che per vari motivi non lo è ancora (le persone morte per l’impegno sono già la tragica “notizia” che abbiamo fatto storicamente nostra); il problema è che il resto delle notizie non buca il velo della realtà, rimane inganno, realtà capovolta che si spaccia per giusta. Possiamo, e forse dobbiamo, credere che i greci abbiano distrutto Troia per riprendersi Elena; è un fatto fino a un certo punto vero, ma io sono più interessato a chi abbia fatto di Elena un punto d’onore tale da causare tanto “traffico”. Se sia stata ragione poetica o politica, non importa, ma ogni cosa ha una ragione che sta sotto la superficie. Tutta la “catena” della disoccupazione che tu esponi, è una spiegazione perfetta, ma rimane in superficie; il problema che tentavo di tirar fuori sta proprio nella lavorazione degli anelli che costituiscono quella “catena”. Il problema è capire quale strato di “realtà” stiamo osservando, quale fabbro ha battuto il ferro, “chi” ci sta spiegando come vanno assemblati i singoli anelli affinché diventino quella catena plausibile.
Per il resto, l’unica eredità di cui posso vantarmi è quella di un Pensiero Indipendente, fuori mano, lontano dal solito traffico stordente. Una proprietà che non va condivisa con nessuno, esentasse.
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